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Che fine faranno i professionisti?


Sono passati appena trent’anni dal grande boom economico e ci troviamo di fronte al grande crac di fine millennio, nel pieno declino della politica italiana e nel fallimento della Comunità Economica Europea e delle relazioni internazionali. La necessità nel corso degli anni di creare figure sempre più specializzate, le continue ed inutili riforme scolastiche, il moltiplicarsi degli istituti universitari hanno costretto noi, ex giovani studenti, a sacrificare una buona porzione della nostra vita alla ricerca della tanto sacrificata quanto sperata laurea, il cosiddetto “pezzo di carta”. Oggi in Italia si contano, in base agli indici Istat, almeno 5.000.000 di professionisti di cui 2.000.000 iscritti in ordini o collegi ed altri 3.000.000 non regolari, di questi, l’ 80% circa possiede una laurea ed il 44% dichiara meno di € 15.000,00 annui. Sono numeri che fanno venire la pelle d’oca eppure nessuno, dei nostri rappresentanti politici, si è mai preoccupato di queste cifre scandalose, concentrandosi invece, sui propri stipendi, gettoni di presenza, tasse, aumenti dei costi della benzina e dei tabacchi, aumento dell’ iva, dell’ imu, e tutto quanto potesse assicurare un rientro del debito pubblico ma senza intaccare minimamente  i loro “vizi, tradizioni e buone abitudini”. Ci fa piacere pensare che la tanto invocata crisi sia soltanto un atteggiamento di protezione, forse di preoccupazione di fronte al continuo aumento della disoccupazione e della precarietà lavorativa che si concretizza però con la mania conservativa delle classi più abbienti e con il conseguente sacrificio  delle categorie più disagiate. Molteplici sono stati gli interventi da parte del Governo, negli ultimi dieci anni, volti a regolamentare alcune categorie di professionisti:  notai, farmacisti, contabili, ingegneri, avvocati ecc. Volutamente si è voluto classificare le suddette categorie in un certo ordine, in base all’importanza, alla compattezza ed al maggior peso, anche politico, che le stesse occupano ed hanno occupato all’interno del sistema nazionale. Le prime due, anche se con qualche difficoltà, sono uscite quasi illese dall’attacco dello Stato, diversa sorte è toccata invece alle altre ma in particolare all’ultima, poiché dall’ennesimo colpo, quello della “mediazione”, per ora sventato, non si è più ripresa. In questo quadro disperato e preoccupante la mia domanda è: che fine faranno i professionisti?

                                                                                                                  

12 Giugno 2013

        Avv. Gianluigi Orza


Articoli del Dott. Rino Galasso  Info: rino.galasso@virgilio.it


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02. NOVITA’  SICUREZZA  LAVORO  (Decreto Legislativo 81/2008 e s.m.i.)

RETI DI IMPRESA a cura del Dott. Domenico De Maio